mercoledì 30 gennaio 2013

Un Parlamento per la Pace

Un Parlamento per la Pace

Il Tavolo per la Pace della Val di Cecina, in vista delle prossime elezioni politiche, chiede ai candidati che si presentano nel nostro territorio, per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, un impegno formale in 6 punti relativo alle problematiche della Pace.
I candidati del nostro territorio: Provincia di Pisa, di Livorno e Grosseto, sono così invitati a sottoscrivere il documento programmatico del Tavolo per la Pace unitamente ai seguenti impegni prioritari:
1.        Agire e vigilare per il totale rispetto e attuazione della nostra Costituzione, respingendo ogni tentativo reiterato di sminuire il valore democratico antifascista;
2.        Assicurare con la propria azione parlamentare, il totale rispetto dell’art. 11 della nostra Costituzione, nonché la drastica riduzione delle spese militari (es taglio degli F35), spostando sempre più risorse in attività di natura sociale e solidale;
3.        Adoperarsi per rafforzare il ruolo pacifico dell’Europa e dell’ONU, promuovendo anche il superamento dei diritti di VETO nel Consiglio di Sicurezza ONU quale contributo alla soluzione dei conflitti in corso, a partire dalle pluriennali questioni palestinese e saharawi;
4.        Per le “iniziative a favore del popolo Saharawi” impegnarsi per portare in approvazione anche al Senato l’omonima mozione approvata alla Camera nel luglio 2007, per far riconoscere in Europa e alle Nazioni Unite l’estensione del ruolo della MINURSO anche alla tutela dei diritti umani nei territori del Sahara Occidentale occupati dal Regno del Marocco per impedire che gli accordi commerciali di pesca e di estrazione petrolifera tra Unione Europea e Marocco violino i diritti di sovranità del popolo Saharawi sulle coste e i territori del Sahara Occidentale;
5.        Impegnarsi a livello parlamentare per garantire la trasparenza delle forze di polizia e adoperarsi per l’ introduzione del reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano, impegno dell’Italia ormai più che decennale;
6.        Disponibilità ad un confronto pubblico con il Tavolo per la Pace della val di Cecina sul rispetto degli impegni sottoscritti e sulle difficoltà incontrate per la loro attuazione al fine di costruire insieme percorsi tesi al loro superamento.

Sabato 2 feb-
braio ore 17 presso la sala conferenze della ASL piazza Europa a Donoratico incontro con Flavio Lotti coordinatore della Tavola della Pace Nazionale, ora candidato per Rivoluzione Civile.

Giovedì 7 febbraio alle ore 18,30 presso il GARAGE CAFE alle Morelline a Rosignano Solvay, iniziativa pubblica sul tema del commercio e dell'artigianato con i candidati locali del PD e del segretario regionale Andrea Manciulli

GANDHI - Un uomo di fede contro tutte le guerre

GANDHI - Un uomo di fede contro tutte le guerre

Il 30 gennaio del 1948 Gandhi moriva assassinato.
Non aveva partecipato ai festeggiamenti per l’indipendenza indiana, dopo averla conquistata con il satyagraha (la forza della verità o nonviolenza), perché la separazione tra India e Pakistan era per lui una grande sconfitta.
E’ stato assassinato da un fanatico indù che non gli aveva perdonato la sua azione per la riconciliazione religiosa e la sua apertura ai musulmani. L’indù Gandhi (che aveva una sconfinata ammirazione per Gesù Cristo e per San Francesco d’Assisi) fu considerato dai fondamentalisti di entrambe le parti come un traditore. Sono passati sessantacinque anni e il fondamentalismo religioso è ancora un pesante ostacolo per tanti processi di pacifica convivenza.
Oggi nel mondo intero Gandhi è considerato il profeta della nonviolenza, ma il rischio è quello di farne un santo, un eroe, un simbolo, un mito. Gandhi, invece, nel corso di tutta la sua azione sociale e politica si è sempre sforzato di far capire che ciò che lui ha fatto poteva farlo chiunque altro, che “la verità e la nonviolenza sono antiche come le montagne”. La novità emersa con Gandhi consiste nell’aver saputo trasformare le nonviolenza da fatto personale a fatto collettivo, da scelta di coscienza a strumento politico: con Gandhi la nonviolenza non è più solo un mezzo per salvarsi l’anima, ma diventa un modo per salvare la società. La nonviolenza è sempre esistita, presente in tutte le culture e in tutte le religioni, in oriente e in occidente, nei sacri testi della Bibbia e del Corano, della Bhagavad Gita e del Buddhismo. Ma è con Gandhi che la nonviolenza diventa un’arma di straordinaria potenza per liberare le masse oppresse. Il Mahatma ci ha fatto scoprire che la nonviolenza è insieme un fine ed un mezzo, che per abbracciare e farsi abbracciare dal satyagraha ci vuole fede, pazienza, sacrificio, dedizione, addestramento. Grazie a lui oggi possiamo utilizzare la teoria e la pratica della nonviolenza per tante battaglie di giustizia e libertà, in ogni parte del mondo.

martedì 29 gennaio 2013

Amnesty International, campagna "Ricordati che devi rispondere"
[di Manuela Murgia per Rete 100 Passi]
Amnesty International, associazione che da 51 anni difende i diritti umani e lotta contro le violazioni di questi stessi in tutto il mondo, ha appena lanciato la campagna "Ricordati che devi rispondere".
Con questa iniziativa spinge i candidati premier alle prossime elezioni nazionali a pronunciarsi su 10 temi specifici, facendo entrare di forza il tema dei diritti umani nel dibattito elettorale.
Il primo punto: "Garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura" richiede ai candidati di esprimersi sulla necessità che in Italia le violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze dell'ordine, verificatesi durante il G8 di Genova e in molti altri casi di cronaca, siano punite individuando reati specifici.
Con il secondo punto: "Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne" richiede all'Italia di ratificare al più presto la Convenzione del Consiglio d'Europa del 2011 sulla violenza contro le donne e di adottare una legge ad hoc sulla parità di genere e sulla violenza contro le donne.
Al terzo punto: si chiede di "Sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell'immigrazione". La pratica dei respingimenti in mare è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani poichè la Libia non garantisce il rispetto di questi ultimi né permette l'accesso degli immigrati alla protezione ad essi garantita dai trattati internazionali.
Si richiede poi di esprimersi su gli altri punti: "Assicurare condizioni dignitose nelle carceri", "Combattere l'omofobia e la transfobia", "Fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom", "Garantire il controllo sul commercio delle armi", "Lottare contro la pena di morte nel mondo", "Imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani", "Creare un'istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani".
Su quest'ultimo punto le Nazioni Unite sottolineano da decenni come ogni paese dovrebbe dotarsi di una istituzione nazionale dedicata ai diritti umani internazionalmente riconosciuti che sia indipendente e dotata di poteri e risorse adeguati. Staremo a vedere in che modo si esprimeranno i candidati.
Per firmare l'appello on-line: http://www.ricordatichedevirispondere.it/

sabato 26 gennaio 2013

N. T. M. D. T.

N. T. M. D. T.


Non Tutto Ma Di Tutto (ed il contrario di tutto), è quello che stiamo sentendo dai media in queste concitate fasi della campagna elettorale.
Trovo intollerabile che ancora oggi, certi fatti ed affermazioni vengano scambiati ancora per politica o campagna elettorale. I protagonisti? Miserabili facce toste direi !
Da chi si erge a paladino della legalità, sforbiciando qualche nome “pesante” dalle liste “per colpa dei soliti magistrati politicizzati”, salvo confessare pubblicamente che l’operazione è solo dovuta all’esito degli ultimi sondaggi…. a chi cambia radicalmente idea sui bombardieri “F 35”, solo dopo qualche mese avere votato in Parlamento contro un ordine del giorno che ne chiedeva l’eliminazione. Memoria corta? Non solo!
Qualche sera fa un militare in divisa nei telegiornali nazionali delle 20: “Il caccia F35 è "indispensabile" per la Difesa italiana; "Non esistono alternative adeguate" ed esso rappresenterà "la spina dorsale della forza aerea nazionale dei prossimi 40 anni".
Quanto ai problemi tecnici segnalati recentemente, come la vulnerabilità ai temporali, "sono normali in questa fase di sviluppo e verranno via via corretti".
Ohibò, ma si tratta sempre dei difettosissimi aerei da guerra, così come riconosciuto dallo stesso Pentagono, i cui costi stanno lievitando esponenzialmente? Confermare l’ordine significa, non ricordiamocelo solo sotto elezioni, sprecare vergognosamente soldi pubblici che potrebbero sicuramente trovare migliore investimento nell’istruzione, nella salute, nella ricerca e nel lavoro e in tanti altri settori che la crisi e le scelte degli ultimi esecutivi, hanno messo in ginocchio.

mercoledì 23 gennaio 2013

Intitolazione centro sociale

 Intitolazione centro sociale di Canneto

Sabato 2 febbraio 2013 alle ore 16:30 a Canneto – Frazione di Monteverdi m.mo (PI), cerimonia di intitolazione del centro sociale a “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.
Interverranno:
Carlo Giannoni - Sindaco di Monteverdi Marittimo (PI);
Marco Serradimigni - Consigliere Comune di Monteverdi Marittimo (PI);
Don Armando Zappolini - Presidente Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza;
Francesca Balestri - Responsabile Regionale Associazione “Un’altra Storia”;
Maurizio Pascucci – Responsabile ARCI Progetto LiberArci dalle Spine;
Graziano Pacini - Coordinatore del Tavolo per la Pace della Val di Cecina.
Con la partecipazione della “Filarmonica P. Mascagni” di Monteverdi e Canneto

lunedì 21 gennaio 2013

Il paese della vergogna

 

“Il Paese della vergogna, storie di mafia”


Cecina (LI) – Mercoledì 23 Gennaio ultima delle “4 notti per la legalità”, iniziativa promossa dall’assessorato alle politiche giovanili del Comune di Cecina in collaborazione con il Tavolo per la Pace, il liceo statale Fermi e l’Isis Marco Polo Cattaneo: alle 21.15 al Teatro E. DE FILIPPO Via Vico a Cecina uno SPETTACOLO TEATRALE dal titolo “IL PAESE DELLA VERGOGNA, STORIE DI MAFIA” con Daniele Biacchessi giornalista e scrittore, Vicecaporedattore di Radio 24-Il sole 24ore.
Alla chitarra il cantautore Alfonso De Pietro. “Il paese della vergogna” è un fortunato libro di Daniele Biacchessi pubblicato da Chiarelettere nel 2007. Si è trasformato in uno spettacolo di teatro civile, portato con successo sui palchi italiani con il gruppo rock marchigiano The Gang, da cui è tratto un doppio cd.
In questa versione, “Il paese della vergogna, storie di mafia” viene accompagnato dalle canzoni di Alfonso de Pietro. Dal vivo vengono presentati cinque quadri teatrali: sono le storie di Peppino Impastato, direttore di Radio Aut, assassinato dai sicari di Don Tano Badalamenti (Cinisi, 9 maggio 1978); Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca privata di Michele Sindona colpito dalla mafia politica (Milano, 11 luglio 1979); Libero Grassi, l’imprenditore di Palermo ucciso dopo aver denunciato i suoi estorsori (Palermo, 29 agosto 1991); Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi dalla mafia politica (Capaci, 23 maggio 1992 – Palermo 19 luglio 1992); i quattro morti della strage di via dei Georgofili (Firenze, 27 maggio 1993). Un collage narrativo di fatti e storie, carichi di emozioni.

venerdì 18 gennaio 2013

Basta con la politica delle bombe

Basta con la politica delle bombe
No all’intervento militare dell’Italia in Mali
[di Flavio Lotti]
È vergognoso che la nostra televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della rai in Mali.
Che cosa deve accadere ancora perché il nostro servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo?
Il Ministro Giulio Terzi è un irresponsabile. Perché solo un irresponsabile può decidere di trascinare in questo momento l’Italia in una nuova guerra senza fine. Fermare la guerra in Mali è un dovere della comunità internazionale. Ma appoggiare militarmente l’intervento unilaterale dei francesi è semplicemente da irresponsabili.
Così non si ferma la guerra. La si alimenta creando un nuovo disastro come la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia.
A nulla vale rifarsi alla risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Perché quella risoluzione prevede ben altri interventi.
Non c’entra la lotta al terrorismo, c’entra l’oro, il petrolio e soprattutto l’uranio.
L’obiettivo non è solo il Mali ma anche il Niger. Le ragioni non sono umanitarie. In gioco c’è l’approvvigionamento energetico della Francia e il controllo delle risorse naturali di quella regione.
Invece di mettere l’elmetto, l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani.
Invece di mettersi l’elmetto, l’Italia deve innanzitutto organizzare l’immediato invio di aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di profughi e rifugiati travolti dalla follia della guerra e dai grandi predoni internazionali.
L’unica soluzione è e resta quella politica. Per questo l’Italia deve unirsi a tutti coloro che stanno cercando una via politica per fermare i combattimenti.
Le elezioni del 24 e 25 febbraio sono l’occasione giusta per dare all’Italia un governo di pace.

sabato 12 gennaio 2013

Lo Stato ci guadagna davvero?

Lo Stato ci guadagna davvero?
I costi sociali del gioco d’azzardo in Italia.

Il gioco d’azzardo è il tema della prossima iniziativa nel quadro delle “4 notti per la legalità” cecinesi che si terrà VENERDI 18 GENNAIO ORE 21.15 AULA MAGNA LICEO FERMI Via Napoli, relatori: Don Armando Zappolini Presidente CNCA e Portavoce campagna “Mettiamoci in gioco” e Filippo Torrigiani membro Direttivo Nazionale dell’Associazione Avviso Pubblico.
Obiettivo della campagna "Mettiamoci in gioco" è analizzare quanto l'opinione pubblica sia consapevole delle implicazioni di questo fenomeno sulla vita di tutti (giocatori e non) e ragionare su come (e con quali strumenti) i cittadini, correttamente informati, possano far sentire la propria voce alle Istituzioni su questo fenomeno. Promotori della campagna: ACLI, ALEA, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp.
L'Italia è a livello mondiale il Paese con la spesa pro-capite per gioco d'azzardo legale più alta di tutti. Siamo i primi investitori in azzardo. Nel solo 2011 la spesa totale degli italiani in gioco è stata di circa 80 miliardi di euro. Senza considerare i minori di 18 anni, che non dovrebbero (teoricamente) avere accesso alle scommesse, ciascun italiano ha speso solo nel 2011 circa mille euro in lotterie, slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo vari.
Dal 2012 sono stati liberalizzati anche i casinò on line e il poker cash: due possibilità in più di gioco, facilmente accessibili e rinnovabili (in qualità e tipologia) con ritmi sempre più frenetici. La crescita dell'offerta ha fatto gonfiare anche il numero dei giocatori, coinvolgendo settori di popolazione prima esclusi come giovani, casalinghe e pensionati. La maschera dell'utilizzo dei giochi come mezzo con cui "fare cassa" per le emergenze (vedi il terremoto in Abruzzo) è caduta da tempo. Infatti, del fatturato dei giochi solo l'11% va a beneficio delle casse erariali mentre il resto se lo aggiudicano i privati che operano nel settore. Inoltre, i costi sanitari, sociali, relazionali e legali del gioco d'azzardo sono aumentati in misura proporzionale: si stima che oggi oltre il 2% della popolazione adulta italiana sia un giocatore a rischio di dipendenza o abbia addirittura raggiunto il livello di "giocatore patologico".
L’ultima delle 4 notti per la legalità , MERCOLEDI’ 23 GENNAIO ORE 21.15 TEATRO E. DE FILIPPO Via Vico a Cecina, prevede uno SPETTACOLO TEATRALE dal titolo “IL PAESE DELLA VERGOGNA, STORIE DI MAFIA” con Daniele Biacchessi giornalista, scrittore. Vicecaporedattore di Radio 24-Il sole 24ore. Alla chitarra il cantautore Alfonso De Pietro

lunedì 7 gennaio 2013

Prove di apartheid


Prove di apartheid a Trapani: Un bus solo per immigrati

Leggendo questa notizia torna in mente la celebre canzone di Celentano il mondo in MI settima:
Prendo il giornale e leggo che …
sulla terra sempre c'è una guerra…
si rapina il lunedì, ci si ammazza gli altri dì,
guarda un pò che società! Ipocrisia, qua e là…

Noo ragazzi, ma non rattristatevi così,
i giornali qualche volta esagerano sempre un pò.
E poi se andiamo a vedere questo giornale chissà di quanti anni è...
Anzi, adesso voglio propio vedere la data….
E' di oggi!.
Si è di oggi e Trapani è in Italia !
Ohibò, perché mai questa sorta di ghettizzazione etnica, che ricorda tristemente gli anni bui del razzismo in Sudafrica o negli Stati Uniti?
Alla base di questa intuizione raggelante, arrivata al termine di un confronto con i vertici dell'Atm, l'azienda trasporti di Trapani, ci sarebbero le numerose lamentele dei residenti che, spiega il consigliere comunale Andrea Vassallo, riferiscono di comportamenti poco civili adottati dagli immigrati che spesso creano ed alimentano all'interno del bus un clima di tensione tale da lasciar presagire, prima o poi, il verificarsi di episodi spiacevoli.
Insomma, si tratterebbe, senza mezzi termini, di un vero e proprio apartheid in salsa sicula.
Nocciolo della questione è un bus pubblico di linea che collega la città siciliana con il C.A.R.A. (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) posto a 6 km. a Salina Grande.
Per il consigliere Opportuno sarebbe, valutare l'ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato ad essi, da sottoporre a controllo da parte della polizia, al fine di scongiurare i pericoli di ordine pubblico che potrebbero malauguratamente ingenerarsi.
La logica del consigliere non fa una piega: dopo tutto anche agli ebrei, poco meno di un secolo fa, fu proibito di prendere il tram…. e poi, trattandosi di ordine e sicurezza pubblica, perché non chiedere anche il certificato del casellario giudiziario a chi sale? Sarebbe più prudente che i pregiudicati andassero a piedi o prevedere un autobus ad hoc anche per loro? …. E gli omosessuali?... E…
insieme alla canzone di Celentano, signor consigliere comunale della 6° commissione consiliare, a noi torna in mente, soprattutto, l'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, alla quale anche Lei ha giurato fedeltà: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese", articolo che dal 1° Gennaio 1948 non è mai cambiato !