mercoledì 4 ottobre 2017

Conferenza aperta

ARMI NUCLEARI: Storia di una dismissione impossibile.
Dal trattato di non proliferazione al trattato di bando totale
Conferenza aperta Sabato 14 ottobre a Cecina (LI)

Con la partecipazione di ARCI e Tavolo per la pace della Val di Cecina, con il patrocinio del Comune di Cecina





L'arte della guerra

L’arte della guerra
Grandi manovre nucleari alla Camera
[di Manlio Dinucci]
Il giorno prima che il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari venisse aperto alla firma alle Nazioni Unite, alla Camera dei deputati è stata approvata il 19 settembre, a grande maggioranza (296 contro 72 e 56 astenuti), una mozione Pd a firma Moscatt e altri.
Essa impegna il governo a «continuare a perseguire l'obiettivo di un mondo privo di armi nucleari attraverso la centralità del Trattato di non-proliferazione (Tnp), valutando, compatibilmente con gli obblighi assunti in sede di Alleanza atlantica, la possibilità di aderire al Trattato per vietare le armi nucleari, approvato dall'Assemblea generale dell'Onu».
La mozione Pd, «su cui il governo ha espresso parere favorevole», è una cortina fumogena per nascondere il fatto che l’Italia è accodata al crescente riarmo nucleare Usa/Nato ospitando, in completa violazione del Tnp, le bombe nucleari Usa B-61 che dal 2020 saranno sostituite dalle ancora più pericolose B61-12.
La vera posizione del governo Gentiloni è emersa il giorno dopo quando, attraverso il Consiglio nord-atlantico di cui fa parte insieme agli altri 28 governi della Nato, ha respinto in toto e attaccato il Trattato Onu.
Alla Camera dei deputati la mozione Pd è stata votata da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Scelta Civica, Alternativa Popolare, Democrazia Solidale e Gruppo Misto.
La Lega Nord, assente in aula al momento del voto, con una sua mozione chiama il governo «a non rinunciare alla garanzia offerta dalla disponibilità statunitense a proteggere anche nuclearmente l'Europa e il nostro stesso paese, non necessariamente rispetto alla Russia». Come se l’Italia fosse in grado di stabilire contro chi debbano essere puntate le armi nucleari Usa.
Sinistra Italiana e Articolo 1, nelle loro mozioni respinte dalla Camera, chiedono la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione e l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. Però, sulla mozione Pd, entrambi i gruppi non hanno votato contro ma si sono astenuti.
Ha invece espresso voto contrario il Movimento 5 Stelle. Nella sua mozione, anch’essa respinta, esso non chiede però al governo né la rimozione delle armi nucleari Usa dall’Italia in base al Trattato di non-proliferazione, né l’adesione dell’Italia al Trattato Onu, ma di «relazionare al Parlamento sulla presenza in Italia di armi nucleari, non facendosi più paravento di un vincolo atlantico alla riservatezza inesistente per i cittadini e i parlamentari Usa» e di «dichiarare l'indisponibilità dell'Italia ad utilizzare armi nucleari, a non acquisire le componenti necessarie per rendere gli aerei F-35 idonei al trasporto di armi nucleari».
La mozione del M5S rispecchia la posizione espressa dall’aspirante premier Luigi Di Maio che «non vogliamo uscire dalla Nato» (come ha dichiarato lo scorso aprile in una conferenza negli Usa), che (come ha dichiarato in un’intervista lo scorso giugno)  «vogliamo restare nella Nato, ma vogliamo parlamentarizzare gran parte delle scelte».
Illusione o peggio. Nel Consiglio nord-atlantico, stabiliscono le norme Nato, «non vi è votazione né decisione a maggioranza», ma «le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con gli Stati uniti cui spettano per diritto la carica di Comandante supremo alleato in Europa e gli altri comandi chiave, compreso quello del Gruppo di pianificazione nucleare della Nato.
Promettere che gli F-35, aerei concepiti per l’attacco nucleare soprattutto con le B61-12, possano essere usati dall’Italia con una sorta di sicura che impedisca l’uso di armi nucleari, equivale a una favola raccontata ai bambini per fargli dormire sonni tranquilli.
(il manifesto, 3 ottobre 2017)

sabato 23 settembre 2017

Sicurezza Internazionale nell'era di Trump


Sicurezza internazionale nell’era di Trump

Questo il titolo della tavola rotonda organizzata dal comune di Rosignano con l’Uspid a Villa Celestina a Castiglioncello. E le domande nascono spontanee: Siamo sicuri di voler ospitare tutte queste bombe atomiche? L’Italia non aveva votato contro le centrali nucleari? E allora perché dobbiamo tenerci le bombe?
Erano presenti il Prof Paolo Cotta Ramusino, la prof.ssa Enza Pellecchia, l’on Massimo Artini e il segretario dell’Uspid, prof Diego Latella ed altre personalità dell'organizzazione di scienziati.
“L’atomica in Italia non ha motivo di starci” e non ha motivo di esistere. Questa l’opinione espressa trasversalmente dagli scienziati dell’uspid e da tutti i relatori dell’incontro svoltosi a Villa Celestina a Castiglioncello il 21 settembre scorso. Secondo la professoressa Enza Pellecchia, direttrice del dipartimento dell’Università di Pisa di scienze per la pace e docente di diritto è un problema di democrazia e di opacità visto che gli italiani sono stati tenuti sistematicamente all’oscuro della presenza di bombe atomiche usa all’interno dei confini italiani. Attualmente le bombe atomiche presenti in Italia sono 60. Gli accordi che hanno previsto “l’ospitalità” delle bombe è stato fatto fra Italia e usa, non è un accordo con la Nato, ricorda la docente. Tuttavia l’organizzazione della nato è stata definita “organizzazione nucleare”.
L’Europa ospita 180 bombe di cui 60 in Italia. Il prof Ramusino, segretario di PUGWASH e cofondatore dell’USPID (unione scienziati per il disarmo) ha sottolineato che il nostro paese dovrebbe assolutamente firmare il nuovo trattato dell’ONU di messa al bando delle armi nucleari, evidenziando che sono gli stessi militari italiani a ritenere la questione costosa ed inutile.
Il Tavolo Per la Pace della Val di Cecina sta tracciando un percorso di sensibilizzazione per le scuole ed i cittadini in collaborazione con l’Anpi, Arci e con l’Uspid e sta inviando a tutti i comuni appartenenti al Tavolo una mozione per fare pressioni sul governo e sulle istituzioni affinchè il nostro paese firmi il nuovo trattato dell’Onu che di per sé è già un enorme risultato di mediazione al tavolo delle Nazioni Unite.
Ora va firmato!
[ Jeff Hoffman ]

domenica 17 settembre 2017

Peace drums

CONCERTO DIFFUSO PER LA PACE E IL DIALOGO NEL MEDITERRANEO


PeaceDrums è un concerto diffuso sul Mar Mediterraneo.
Il battito del cuore diventa palpito di pace attraverso il mare, al ritmo della musica e di migliaia di tamburi che si rispondono da costa a costa.
Il 23 Settembre 2017 tutti insieme facciamo vibrare un unico grande suono:
L’ONDA DELLA PACE
La spiaggia punto di partenza di un Dialogo.
Un ritmo che porta all’essenza ancestrale della vita: le pulsazioni del cuore.
Le spiagge diventeranno luogo simbolo in una prospettiva ribaltata: il punto di partenza di un dialogo costruito sul ritmo della musica. Da Lampedusa verso Venezia, Istanbul, Smirne, Beirut, Gaza, Tel Aviv, Alessandria, Tunisi, Cipro, Barcellona, Marsiglia e altre ancora.
Sarà la musica a trasmettere un messaggio di pace, di vicinanza e amicizia tra i popoli che si affacciano su un mare che tornerà a essere veicolo di scambio culturale come è sempre stato.
  

“PEACEDRUMS È STRUMENTO PER LA PACE ED IL DIALOGO NEL MEDITERRANEO”

Il concerto inizierà a Lampedusa alle 20 e più di 100 concerti sulle sponde del Mediterraneo risponderanno in streaming con impatto globale da 15 nazioni differenti, sarà trasmesso live streaming dal sito http://www.peacedrums.it/ e dalla pagina Facebook (@PeaceDrumsLampedusa)

sabato 16 settembre 2017

Tutti zitti in Italia


COMPLICI SILENZI SULLE ARMI NUCLEARI

TUTTI ZITTI IN ITALIA
 di Giulietto Chiesa
Ecco una notizia di qualche valore che non è stata riferita da nessun media italiano, se si eccettua pandora.it.
Il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel si è dichiarato d'accordo con Martin Shultz (candidato socialdemocratico — perdente — alle prossime elezioni tedesche) sull'eliminazione delle armi nucleari dalla Germania.
Shultz aveva detto, a Trier, durante un comizio: «Trump vuole le armi nucleari, noi le respingiamo». Grabriel aggiunge «La richiesta di toglierle dal nostro paese è giusta».
È palese che il Partito Socialdemocratico cerca di recuperare voti per le prossime elezioni. E corre ai ripari. Ma è un fatto importante che dicano quello che hanno detto. In Italia nessun partito, inclusi i 5 stelle, lo dice.

VIDEO: LA COREA DEL NORD NEL GRANDE GIOCO NUCLEARE


Il naufragio dei bambini


Naufragio dei bambini, nuove verità sulla strage

 

Secondo i rapporti dei maltesi, le telefonate dimostrano come ci siamo tenuti lontani dal barcone affondato. Ma i magistrati romani hanno ignorato i documenti e non hanno voluto ascoltare nessuno dei sopravvissuti di quell'11 ottobre, quando morirono 60 bimbi nel Mediterraneo. E ora si prepara l'archiviazione dell'indagine

[ DI FABRIZIO GATTI 13 settembre 2017 ]

Un segreto accompagna da quattro anni gli accordi tra Italia e Malta su immigrazione e sbarchi. Sette giorni prima dell’inizio dell’operazione Mare Nostrum, la nave Libra, il pattugliatore allora comandato dal tenente di vascello Catia Pellegrino, il volto simbolo della Marina militare, non ha risposto alle continue e disperate richieste di soccorso inviate via radio sul canale di emergenza dall’equipaggio di un aereo militare maltese. La mancata risposta, secondo un rapporto custodito dalle forze armate della Valletta, avrebbe impedito il salvataggio tempestivo di 480 profughi siriani in fuga da Aleppo e da altre città: dopo cinque ore di inutile attesa, per l’affondamento del loro barcone che la notte precedente era stato preso a mitragliate da una motovedetta libica, 268 persone sono annegate, tra le quali almeno sessanta bambini. Per tutte quelle cinque ore, la Libra era a meno di un’ora di navigazione.
È il naufragio che ha cambiato la storia del Mediterraneo: proprio i morti di quel pomeriggio, l’11 ottobre 2013, una settimana dopo l’altra strage a Lampedusa, hanno convinto il premier Enrico Letta a ordinare l’intervento unilaterale italiano per intercettare tutti i barconi al largo della Libia. E da allora, prima con Mare Nostrum poi con le organizzazioni umanitarie (le Ong), l’Italia si è fatta carico da sola di assistere oltre seicentomila uomini, donne e bambini raccolti dal mare. Anche quelli destinati a Malta. In altre parole, la storia recente sarebbe potuta andare diversamente e non ci sarebbe stato bisogno di missioni come Mare Nostrum, se quattro anni fa gli ufficiali della Libra (e del comando in capo della Marina militare italiana) avessero fatto fino in fondo il loro dovere…. [leggi tutto su: espresso.repubblica.it ]

venerdì 15 settembre 2017

Russia e Cina contro l'impero del dollaro


RUSSIA E CINA CONTRO L’IMPERO DEL DOLLARO




[13 set 2017 —Manlio Dinucci]
Un vasto arco di tensioni e conflitti si estende dall’Asia orientale a quella centrale, dal Medioriente all’Europa, dall’Africa all’America latina. I «punti caldi» lungo questo arco intercontinentale – Penisola coreana, Mar Cinese Meridionale, Afghanistan, Siria, Iraq, Iran, Ucraina, Libia, Venezuela e altri – hanno storie e caratteristiche geopolitiche diverse, ma sono allo stesso tempo collegati a un unico fattore: la strategia con cui «l’impero americano d’Occidente», in declino, cerca di impedire l’emergere di nuovi soggetti statuali e sociali.
Che cosa Washington tema lo si capisce dal Summit dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) svoltosi il 3-5 settembre a Xiamen in Cina. Esprimendo «le preoccupazioni dei Brics sull’ingiusta architettura economica e finanziaria globale, che non tiene in considerazione il crescente peso delle economie emergenti», il presidente russo Putin ha sottolineato la necessità di «superare l’eccessivo dominio del limitato numero di valute di riserva». 
Chiaro il riferimento al dollaro Usa, che costituisce quasi i due terzi delle riserve valutarie mondiali e la valuta con cui si determina il prezzo del petrolio, dell’oro e di altre materie prime strategiche. Ciò permette agli Usa di mantenere un ruolo dominante, stampando dollari il cui valore si basa non sulla reale capacità economica statunitense ma sul fatto che vengono usati quale valuta globale.

Lo yuan cinese è però entrato un anno fa nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale (insieme a dollaro, euro, yen e sterlina) e Pechino sta per lanciare contratti di acquisto del petrolio in yuan, convertibili in oro.
I Brics richiedono inoltre la revisione delle quote e quindi dei voti attribuiti a ciascun paese all’interno del Fondo monetario: gli Usa, da soli, detengono più del doppio dei voti complessivi di 24 paesi dell’America latina (Messico compreso) e il G7 detiene il triplo dei voti del gruppo dei Brics.
Washington guarda con crescente preoccupazione alla partnership russo-cinese: l’interscambio tra i due paesi, che nel 2017 dovrebbe raggiungere gli 80 miliardi di dollari, è in forte crescita; aumentano allo stesso tempo gli accordi di cooperazione russo-cinese in campo energetico, agricolo, aeronautico, spaziale e in quello delle infrastrutture.
L’annunciato acquisto del 14% della compagnia petrolifera russa Rosneft da parte di una compagnia cinese e la fornitura di gas russo alla Cina per 38 miliardi di metri cubi annui attraverso il nuovo gasdotto Sila Sibiri, che entrerà in funzione nel 2019, aprono all’export energetico russo la via ad Est mentre gli Usa cercano di bloccargli la via ad Ovest verso l’Europa.
Perdendo terreno sul piano economico, gli Usa gettano sul piatto della bilancia la spada della loro forza militare e influenza politica. La pressione militare Usa nel Mar Cinese Meridionale e nella penisola coreana, le guerre Usa/Nato in Afghanistan, Medioriente e Africa, la spallata Usa/Nato in Ucraina e il conseguente confronto con la Russia, rientrano nella stessa strategia di confronto globale con la partnership russo-cinese, che non è solo economica ma geopolitica.
Vi rientra anche il piano di minare i Brics dall’interno, riportando le destre al potere in Brasile e in tutta l’America latina. Lo conferma il comandante dello U.S. Southern Command, Kurt Tidd, che sta preparando contro il Venezuela l’«opzione militare» minacciata da Trump: in una audizione al senato, accusa Russia e Cina di esercitare una «maligna influenza» in America latina, per far avanzare anche qui «la loro visione di un ordine internazionale alternativo».
(il manifesto, 12 settembre 2017)

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO
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