mercoledì 7 dicembre 2016

Felicia Bartolotta Impastato



In ricordo di Felicia e di tutte le donne resistenti

7 Dicembre, 12 anni fa ci lasciava Felicia, la Grande mamma di Peppino Impastato.
Una donna che non si è mai arresa, una donna capace di rompere il silenzio mafioso quando vogliono far passare l'idea che il figlio Peppino Impastato si è suicidato o che fosse un terrorista.
E' così che decide di costituirsi parte civile nel processo, dichiarando sempre di volere, per suo figlio, giustizia e non vendetta. Nella ricorrenza dell'anniversario della sua morte, ricordiamola come esempio per tutti coloro che si sono ribellati e che si ribelleranno alle mafie ed a tutte le ingiustizie, perché la paura non è niente quando si è in cerca della Verità. Felicia, ha lottato, guardava la gente del paese negli occhi, quella gente omertosa che per paura girava la testa dall'altra parte, era sola ma alla fine e' riuscita a fare emergere la verità facendo condannare il responsabile dell'omicidio di suo figlio Peppino.
Grazie Felicia hai insegnato a tutti noi una grande lezione di vita: vivere senza paura !


Mio figlio era la voce che gridava nella piazza
era il rasoio affilato delle sue parole
era la rabbia, era l’amore
che voleva nascere, che voleva crescere.

Questo era mio figlio quand’era vivo,
quando lottava contro tutti:
mafiosi, fascisti, uomini di panza
che non valgono neppure un soldo
padri senza figli, lupi senza pietà.

[Felicia Bartolotta Impastato]



giovedì 1 dicembre 2016

Reato di tortura


2016 - Anno 70 della Repubblica - La tortura non è reato: una vergogna !

“La nostra vita comincia a finire quando restiamo silenziosi sulle cose che contano”, diceva Martin Luther King parlando dell’indifferenza, il male del nostro tempo.
Un silenzio vergognoso lungo almeno 28 anni ci avvolge, se ci riferiamo alla “Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite del 1984, ratificata dal nostro Paese con Legge dello Stato nel 1988 (Legge n.489), ma nonostante l'impegno formale a perseguire penalmente gli atti di tortura delineati all'art.1 della Convenzione, nel codice penale italiano, ad oggi, del reato di tortura non cè n’è nemmeno l’ombra!
In tutti questi anni l'assenza di un reato specifico ha fatto sì che fattispecie qualificabili e qualificate come tortura fossero sanzionate con pene lievi e non applicabili per intervenuta prescrizione, circostanza che ha finito per nuocere anche alla stessa credibilità delle Istituzioni e dell'operato delle forze di polizia.
In questi 28 anni il silenzio è stato squarciato talvolta da fatti tristemente noti, occasioni nelle quali uomini e donne sono stati privati dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, avendo subìto violenze, percosse, umiliazioni, in una parola torture, singolarmente: Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi,  Riccardo Magherini, Giuseppe Uva o in forma collettiva…. e qui il pensiero non può non andare alla tragedia vergognosa che accompagnò il G8 di Genova nel 2001: i fatti avvenuti alla scuola Diaz e l’inferno di Bolzaneto, in cui dopo la violenza furono costruite ad arte anche delle false prove.
Un silenzio squarciato recentemente anche dalla vicenda personale di una ragazza tedesca che nel 2001 aveva 22 anni, che alla scuola Diaz c’era: un mese fa (ben 15 anni dopo!), la giudice del Tribunale civile di Genova Paola Luisa Bozzo Costa, ha riconosciuto che Tanja (questo il suo nome) subì “condotte di vera e propria tortura e ci fu la volontà di cagionare dolore, nell’abusare delle posizioni di potere e autorità….”, per questo ha condannato lo Stato a pagarle 175 mila euro per danni fisici e morali subìti: è il risarcimento più alto mai concesso in Italia da un Tribunale in sede Civile !
Il racconto di un suo legale riportato dalla stampa, è a dir poco agghiacciante: “Tanja è stata tenuta per ore e ore in piedi con le braccia e le gambe allargate, pochissimo cibo e acqua, obbligata a ascoltare urla di altre persone… picchiate. La paura di essere violentata, quando è stata trasferita, isolata in una piccola cella… e poi le hanno impedito di comunicare con i suoi famigliari, con un legale…
Quella di Ottobre 2016 è sicuramente una sentenza importante: per la prima volta un tribunale italiano ha qualificato la violenza subìta da un cittadino come “tortura”; il problema è che a definirla è solo un tribunale civile poiché come già detto, nel nostro ordinamento non esiste questa fattispecie di reato: in virtù di ciò, per la vicenda di Tanja i responsabili delle violenze non sono stati condannati penalmente e per i cosiddetti “reati minori” (pene fino a 3 anni) come minacce, lesioni, percosse ecc… a distanza di 15 anni è scattata la prescrizione…
Ecco perché una legge specifica che introduca formalmente il “reato proprio” di tortura, sarebbe fondamentale in un paese civile e democratico, dove i diritti fondamentali dei cittadini sono sanciti dalla Costituzione Repubblicana! In mancanza al cittadino italiano che subisce tortura oggi, non resta che rivolgersi alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, perché “i politici han ben altro a cui pensare”, come cantava Guccini negli anni 70, quando non c’era verso di avere una Legge sull’aborto….
Ma perché in Italia non abbiamo ancora una Legge sulla tortura?
Qualcosa è stato fatto, nel marzo 2014 il Senato ha approvato un testo di legge che prevede il reato di tortura; l’attuale Presidente del Consiglio ad aprile di un anno fa, proprio a Genova promise pubblicamente una Legge sulla tortura.... ma, ad oggi ancora nulla, le ultime notizie del ddl risalgono al 19 luglio di quest’anno: seguendo il suo iter, dopo il passaggio in Senato era stato approvato alla Camera nell’aprile del 2015, il Governo come detto, si era impegnato a farlo approvare in via definitiva dai senatori prima della pausa estiva di quest’anno, ma non trovando un accordo che garantisse voti a sufficienza per renderlo legge, si è deciso di sospendere tutto: dopo le richieste di Forza Italia, Lega Nord, Conservatori e Riformisti, la riunione dei capigruppo del Senato ha deciso per la pausa, senza indicare una nuova data per la discussione.
Viene da chiedersi, come mai tanta inerzia? Non sarà dovuta alla caotica situazione politica in cui ci troviamo, con alleanze nelle aule parlamentari e nella compagine governativa con forze non proprio favorevoli-disponibili nel trattare di certi argomenti ?
Il senatore Pd Luigi Manconi, firmatario della proposta di legge oggi arenata, in un’intervista pubblicata dal quotidiano la Repubblica, in proposito parla di “sudditanza psicologica nei confronti delle forze di polizia….” ed aggiunge: “... è come se gran parte della società e della classe politica temesse di sottoporre le polizie a quel processo di riforma e di autoriforma a cui sono chiamate tutte le istituzioni. Sembrano tenere più alla stabilità e alla impermeabilità di Polizia e Carabinieri, che alla loro democratizzazione…”.
Eppure una sentenza nell’aprile del 2015 (14 anni dopo !), della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, dove secondo i giudici “le azioni della polizia ebbero finalità punitive con una vera e propria rappresaglia, per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime”.
Parole che pesano come macigni: l’organo giurisdizionale internazionale aveva cioè parlato di “tortura” e aveva invitato l’Italia a “dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte”.
La sentenza aveva avuto il merito di riaprire il dibattito sul reato di tortura e aveva portato a un’accelerazione, seppure temporanea, della discussione del disegno di legge in Parlamento, ed ora?
Calerà nuovamente un’impenetrabile cortina di silenzio prima di poterne riparlare, magari di nuovo in occasione del prossimo caso eclatante in cui cittadini avranno subìto ancora violenze, percosse, umiliazioni, in una parola torture?

Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
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Comunicato stampa


COMUNICATO STAMPA

Richiamiamo l’attenzione sulla modifica costituzionale dell’art. 78 sullo ”stato di guerra”

Si è tenuto alcuni giorni fa nei locali del Comune di Cecina, il coordinamento del Tavolo per la pace. All’ordine del giorno, 1) una iniziativa del Gas di Casale, 2) il resoconto della partecipazione di un nostro delegato al recente coordinamento nazionale dell’ Associazione Casa Memoria di Cinisi, 3) l’art. 78 sulla dichiarazione dello stato di guerra prima e dopo la riforma costituzionale.
La discussione sull’ultimo punto è stata lunga, animata e costruttiva perché ci ha permesso di sviscerare ed esaminare i diversi punti di vista. Sono emerse due posizioni, del tutto diverse, rappresentate dalle associazioni e dai singoli cittadini presenti  da una parte e gli Enti locali dall’altra. La società civile che esprime un dubbio sulla modifica dell’art. 78 e gli Enti locali che rifiutano tale lettura.
I delegati non istituzionali e le associazioni presenti al coordinamento hanno espresso preoccupazione sulla proposta di modifica costituzionale dell’art. 78. Il testo attuale così recita: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”. Il testo della riforma modifica questo quadro recitando: “ La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari”.
E’ preoccupante, dicono le associazioni, che la prevista maggioranza assoluta sia di fatto già assicurata dalla legge elettorale approvata per l’elezione della Camera dei Deputati, grazie al premio di maggioranza dato ad un solo partito che può essere una ridotta minoranza del Paese. In questo modo la dichiarazione di guerra diviene affare esclusivo del partito di maggioranza relativa che nel futuro non possiamo certo sapere quale sarà. Manca quindi un contrappeso a tale potere che avrebbe potuto essere introdotto, ad esempio con l’ottenimento di una maggioranza qualificata (ad esempio 2/3 dei componenti di Camera e Senato) come nel successivo art. 79 sull’amnistia che è rimasto invariato. La formulazione originale dei costituenti era stata pensata come una deroga temporanea ed eccezionale e come strumento ultimo di difesa e non di offesa al principio di ripudio della guerra sancito dall’art. 11 della carta costituzionale, più volte disatteso.
Ci domandiamo, sottolinea Jeff Hoffman, coordinatore della bassa val di Cecina, come sia sfuggito, specie nell’attuale drammatico contesto internazionale, che si renda più facile dichiarare guerra e auspichiamo che venga posto rimedio nelle sedi parlamentari competenti.

Il coordinatore della Bassa val di Cecina: Jeff Hoffman 3288077994
I delegati NON istituzionali del Tavolo e le associazioni presenti

Cecina, li 17 novembre 2016


lunedì 12 settembre 2016

Comunicato stampa


Castagneto Carducci, 12/9/2016


COMUNICATO STAMPA




Si è tenuta nei giorni scorsi a Guardistallo la riunione del Tavolo per la Pace e svariati sono i progetti in cantiere che già stiamo concretizzando nonostante siamo ripartiti a inizio estate, anche grazie all'impegno del Comune di Castagneto che si è addossato l’impegno della segreteria.

Il 9 ottobre ci sarà la Marcia della Pace Perugia Assisi alla quale parteciperemo con un paio di pullman dall'alta e bassa Val di Cecina e fin da ora chiediamo a tutti i cittadini interessati a partecipare di iscriversi presso la segreteria del Tavolo tel. 0565778276 oppure 3332526023. La nostra partecipazione alla marcia sarà caratterizzata dall'appello lanciato dalla Rete della Pace per il rispetto della legge 185/90 che proibisce la vendita di armi a paesi in guerra, mentre sono triplicate dall'anno scorso a ora, proprio verso quei paesi. Noi pensiamo che la guerra vada cancellata dalla storia.

Le associazioni aderenti al Tavolo ed in particolare Il Movimento nonviolento di Livorno, Un Ponte Per di Pisa, Mestizaje, l'Arci e il Teatro di Nascosto di Volterra stanno proponendo una gamma di progetti alle scuole del territorio, rivolto sia agli studenti sia ai docenti e sia alle famiglie. Avendo ridotto ai minimi termini le quote di partecipazione al Tavolo da parte delle Amministrazioni comunali daremo ancora più forza all'attività di autofinanziamento che vedrà il 17 Settembre p.v. alle ore 20, la nostra prima Cena di autofinanziamento a Collemezzano nello spazio adiacente alla chiesa. Anche per questa iniziativa attendiamo le prenotazioni (agli stessi numeri sopra riportati). Il ricavato dalla cena servirà per permettere alla cittadinanza di partecipare alla marcia pagando un prezzo popolare per il costo del biglietto (10 euro), e per dare inizio ai progetti nelle scuole.

La nostra delegata Annet Henneman del Teatro di Nascosto partirà a giorni per l'Iraq dove sta collaborando con la società civile ad una piattaforma sulla libera informazione ed una prossima iniziativa di autofinanziamento servirà a sostenere il progetto.



Il coordinatore della Bassa val di Cecina: Jeff Hoffman  cell 3288077994

La coordinatrice dell’Alta val di Cecina: Camilla Sguazzi  cell 3484004616






Segreteria Tavolo per la Pace della Val di Cecina,

via Marconi n. 4 Comune di Castagneto Carducci
Tel  0565778420,Fax 0565763845/3332526023


Facebook/Tavolo per la Pace



giovedì 11 agosto 2016

Comunicato stampa - Fuori la guerra dalla storia

Comunicato stampa

Castagneto Carducci li 11/08/2016

FUORI LA GUERRA DALLA STORIA

Siamo in guerra già da qualche mese ed è accaduto a nostra insaputa, dichiara Jeff Hoffman, coordinatore della bassa val di Cecina. Il Tavolo per la Pace esprime la sua netta contrarietà a qualunque forma di guerra armata che riteniamo debba essere cancellata definitivamente dalla storia.  Se non bastasse la logica a capire un così semplice concetto come quello del no alla guerra basterebbe ricorrere ad un'analisi storica degli ultimi decenni. Abbiamo fatto la guerra a Saddam Hussein per ben due volte e non ha portato niente di buono, ne tantomeno è servita per "esportare la democrazia" che non è come il Sassicaia che si può impacchettare e spedire. Abbiamo fatto la guerra a Bin Laden, il socio della famiglia Bush, e non ha portato niente di buono neanche quello.
Abbiamo combattuto contro Al Qaida e non è servito a niente. Senza neppure passare da una discussione parlamentare.
Abbiamo messo gli stivali sul terreno in Libia e stiamo prestando il territorio italiano per far decollare gli aerei della NATO con missili da combattimento.
Dall'eufemismo della guerra umanitaria siamo passati alla "guerra difensiva", ma il concetto è sempre lo stesso: la prima vittima a venire sacrificata è la verità ed insieme ad essa le popolazioni civili.
Sarà un caso il fatto che i popoli sono sempre contrari alle guerre ma che i governi continuino a volerle? Ed altrettanto un caso fortuito sarà il fatto che sono sempre gli stessi governi occidentali ad iniziarle? Sarà meglio non lasciare ai posteri l'ardua sentenza. Potrebbero non essercene di posteri.
A questo gioco di morte noi non ci stiamo, prosegue Jeff Hoffman. Ci sono altri metodi per risolvere i conflitti internazionali e possiamo anche dire senza timore d'esser smentiti che vanno trovati altri approcci relativi allo sviluppo perché il mondo e l'economia così come sono stati impostati non hanno funzionato, e sono i fatti a dirlo.
Nel ribadire la nostra ferma opposizione a qualunque atto di guerra, conclude Camilla Sguazzi, coordinatore dell’Alta val di Cecina, confermiamo la nostra adesione alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi del 9 ottobre p.v. che ci vedrà impegnati a lanciare un appello unitario alla rete della pace per esigere il rispetto della legge 185/90 contro l'esportazione di armi.
Non si possono vendere armi a popolazioni in conflitto e poi lamentarsi del terrorismo che niente ha a che fare con la religione islamica che è implacabilmente contro la violenza esattamente come la religione cattolica, ma che ci vendono come tale perché la propaganda ha sempre il banale e semplicistico bisogno di un nemico pubblico numero uno, mentre la realtà ha bisogno di nonviolenza, di pace e di giustizia.


Il coordinatore della Bassa val di Cecina: Jeff Hoffman
La coordinatrice dell’Alta val di Cecina: Camilla Sguazzi

Teresa Tombesi
Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
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